Lasciò il suo posto di lavoro, operaio alla Breda, e Rodolfo Camagni, Venanzio come si chiamava da partigiano, corse in Comune, dove il Comitato di liberazione nazionale lo aveva designato Sindaco, almeno fino alle prime elezioni che si sarebbero svolte di lì a qualche mese. “Deve arrivare il colonnello Poletti, il governatore americano in Italia” gli aveva detto qualche ora prima un compagno arrivato di corsa in Breda. “Vuole parlare con te per verificare che tutto funzioni bene qui a Sesto San Giovanni, a pochi giorni dalla Liberazione”.

Camagni montò sulla bicicletta e pedalò fino a casa, con quei suoi capelli imbrillantinati e la sua tuta da operaio. Si cambiò in fretta e furia, il vestito più bello che aveva, una camicia, la cravatta che aveva usato solo per il matrimonio, il cappello. Un colonello nordamericano, nientemeno che il governatore statunitense in Italia, che veniva a parlare con lui, operaio, catapultato sulla scomoda poltrona di primo cittadino di una cittadina forte, combattiva, ma stremata dalla guerra e dai bombardamenti.

Sulla porta del Comune lo aspettava Giuseppe Carrà, il giovane che con il suo coraggio aveva diretto le operazioni militari contro i nazifascisti e che ora, tutti lo sapevano, era il delfino dei comunsti milanesi. “Fai in fretta Venanzio, vai a sederti alla scrivania in ufficio, il colonnello sta arrivando” lo esortò.

Salirono rapidamente le scale di quella che era stata nel’800 la residenza dei Mylius e che poi era diventata la sede del Comune. Entrarono nell’ufficio del sindaco Rodolfo e Camagni gettò il suo cappello sull’attaccapanni, si sedette nervoso dietro la scrivania per lui troppo grande. “Non mi ero mai seduto dietro una scrivania, prima di essere nominato sindaco” diceva con autoironia e con una vago timore nella voce.

“Arriva, arriva” fece appena in tempo a dire il compagno messo che stazionava davanti alla porta dell’ufficio, e nella stanza fece irruzione il colonnello Charles Poletti, con un seguito vociante ed invadente. Sembrava imponente l’americano, cappello sulla fronte, pistola al fianco. Stava cominciando a parlare secco, sovrastando il brusio irriverente dei suoi sottoposti “Buongiorno, sono il colonnello…”

“Scusi signor colonnello” interloquì quasi sottovoce Camagni “ma mi devo alzare”. Si avviò verso l’attaccapanni. “Visto che lei è entrato nell’ufficio del Sindaco di Sesto San Giovanni senza togliersi il cappello, vado a prendere il mio e me lo metto subito in testa”. Il brusio si taque improvvisamente, il colonnello Poletti guardò con stupore quell’uomo piccolo e imbrillantinato che gli passava davati ed andava a mettersi il cappello. Gli sorrise e gli strinse la mano.

 

Giorgio Oldrini

“Piccoli racconti dell’insonnia”

Giorgio Tarantola Editore