Racconto la mia storia perché è anche la storia del mio Paese.

Sono nato in via Barbara Oriani 16, nella zona del Comune, e andavo a scuola in via Cavallotti; la scuola si chiamava ‘Martiri fascisti’, ora Martiri della Libertà.
C’erano i bombardamenti e quando suonava l’allarme si andava nei rifugi; avevo paura, perché il rifugio veniva chiuso con una porta di ferro. L’ho detto a mio padre e ho avuto il permesso di uscire dalla scuola, così attraversavo i prati e andavo a casa. Cessato l’allarme tornavo a scuola.
In via Adige c’era un comando tedesco, che doveva essere colpito da un bombardamento. Un mattino, per sbaglio, è stata bombardata invece la ‘casa Sirtori’, in via Cavallotti: due ragazzini sono morti e uno ha perso un braccio. Nel pomeriggio è stato centrato anche il comando tedesco.
Di notte le brigate nere andavano di casa in casa a prendere gli uomini per portarli in Germania. Nel caso fossero arrivati a casa nostra, mio padre ci aveva raccomandato di aspettare ad aprire la porta, per dargli il tempo di scappare saltando dalla finestra.
Ancora oggi, quando vedo i bambini penso a come abbiamo vissuto noi.

Il 20 ottobre 1944 il bombardamento aereo degli Alleati colpì la scuola elementare ‘Francesco Crispi’ di Milano, nella zona di Gorla, provocando la morte di 184 bambini e 19 insegnanti. Nella città quel giorno ci furono 614 vittime, centinaia di feriti e decine di dispersi, polverizzati dalle esplosioni. 

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