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Al mio paese, Torremaggiore (FG), la vendemmia era un lavoro da ragazze. Andavamo dove c’erano le nostre mamme e potevamo prendere tutti i grappoli che volevamo: era un gran divertimento! Al tempo della fotografia (1956), ero già fidanzata con Salvatore.
Mi sono sposata sabato 19 gennaio 1957. Al mattino abbiamo fatto il giro dei parenti, che ci offrivano da bere; a mezzogiorno abbiamo pranzato a casa di mia mamma, con le due famiglie riunite. Il matrimonio era fissato per il pomeriggio e siamo partiti da Torremaggiore per raggiungere Rodi, il paese di mio marito. Dopo le nozze, abbiamo fatto il rinfresco in casa e infine mia cognata ci ha lasciato la sua camera per la notte. Si usava che gli sposi al mattino del giorno dopo non potessero uscire dalla camera, ma dovessero chiamare i vicini o i parenti; la nostra vicina di casa ha quindi avvisato mia cognata che stavamo chiamando e lei ci ha portato la colazione. Per il pranzo della domenica siamo andati mia suocera in campagna.

Nei giorni seguenti siamo andati a salutare i nonni di mio marito e anche a fare un giro al mare. Il sabato siamo partiti per Milano, perché mio marito viveva già in una pensione a Sesto e faceva saltuariamente il muratore.
A Sesto abitavamo in un locale con un letto, un armadio, un tavolino e due sedie. Nove mesi dopo è nato Francesco: dormiva sulla poltrona, perché non c’era spazio per il lettino e ospitavamo anche il fratello di mio marito, che era disoccupato. D’estate tornavamo al paese e andavamo al mare a Rodi.

Nel 1959 ci siamo trasferiti in un locale e mezzo, con l’acqua in casa, ma il bagno ancora esterno. Infine abbiamo abitato in due locali: da quell’alloggio sono passate anche mia nipote e mia sorella, che si è fermata da noi per cinque anni. Nel 1962 è nata Michela. Finalmente nel 1965 siamo rimasti solo noi quattro e io ho cominciato a respirare.

Mi piaceva tanto ballare; ballavo in casa con mio marito, con la musica dei dischi o della radio.

Da militare, mio marito era stato in marina. Nel 1968 tutti gli ex marinai sono stati invitati a un grande pranzo a Livorno: era la mia prima gita. Abbiamo visitato anche la nave Andrea Doria: era una bellissima giornata e, guardando i marinai schierati sul ponte al sole, pensavo: ‘Poveretti, chissà come soffrono!’.
Il colore delle mie fotografie e del mio racconto è il rosso, la parte positiva del tanto nero che ho dovuto affrontare.

 

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