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Avevo undici anni. Il 7 gennaio 1955 sono partita da Valguarnera, in provincia di Enna, sul treno Freccia Azzurra e sono arrivata alla Stazione Centrale di Milano due giorni dopo.

Posto sul treno non ce n’era, così mio padre ha occupato un bagno e io e i miei fratelli siamo stati lì tutto il tempo. Eravamo due femmine e due maschi, di cui la più grande ero io e il più piccolo - Ferdinando – aveva due anni. Nel bagno c’era la turca: mio padre ha sistemato le valigie e noi stavamo sopra. Qualcuno ci ha fatto anche storie per questo, ma noi non sapevamo dove andare; per lasciar libero il bagno, bisognava spostare le valigie. Avevamo portato da casa da mangiare e da bere. Per noi bambini era un divertimento, anche perché non avevamo mai viaggiato. Litigavamo, giocavamo… Il papà ci stava dietro e magari ci sgridava, ma non ci ha mai picchiati.

Non sapevamo che non saremmo più tornati al paese.

All’arrivo ci ha accolti la mamma, Rosa, che lavorava già a Milano, in via Eustachi, come domestica e aveva trovato una stanza a Vimodrone, nella zona Corea.Da Milano, un trenino ci ha portati tutti là. La stanza era piccola, così noi bambini dormivamo due per terra e due sul tavolo, col pericolo di cadere. Il mio papà, ciabattino, lavorava in casa; faceva buoni prezzi e quindi aveva tanti clienti.

A tredici anni ho iniziato a fare la ‘piccinina’ di un panettiere a Milano e portavo il pane ai clienti con la cesta. Restavo sempre là e trattavano come una figlia; la mia mamma mi veniva a trovare. L’anno dopo sono andata a lavorare in una fabbrica di selle da bicicletta e poi alla Borletti.

A diciassette anni mi sono sposata e ho avuto quattro figli, così sono rimasta a casa, a Segrate. Il mio non è stato un matrimonio fortunato, così dopo quattordici anni mi sono separata e sono andata a lavorare come donna di servizio. Quindici anni dopo, mi sono risposata; il mio è stato uno dei primi divorzi. Da allora vivo a Sesto, mentre i miei figli sono rimasti a Segrate.

Due sono i colori di questi miei ricordi: l’azzurro come il cielo della contentezza e il verde speranza.